Fare nuove tutte le cose – radicati nel futuro, custodi dell’essenziale: presentazioni del documento assembleare 2017

IL TITOLO

Fare nuove tutte le cose appartiene a Dio (cfr Ap. 21,5): è Lui che prende l’iniziativa (EG 22).

Domanda: Cose nuove di zecca o cose  “rinnovate”, viste da una prospettiva diversa?

Custodi dell’essenziale non vuol dire proteggere e difendere con le unghie e con i denti il piccolo cabotaggio che ci aiuta a sopravvivere; e nemmeno mettere sottoterra l’unico talento che ci è stato affidato. Domanda: cosa è l’essenziale?

Radicati nel futuro, seconda parte del titolo, è un albero con le radici in alto. Se l’alto rappresenta il futuro, la speranza e la novità, le nostre radici devono stare in alto nel cuore di Dio. Dobbiamo essere radicati in Gesù Cristo, perché è Lui il nostro futuro, la nostra speranza, la nostra novità di vita. Così i frutti matureranno a portata di mano di un popolo che aspetta di nutrirsi.

Domanda: come si coltiva un albero con le radici in alto?

Il tema di quest’anno, le Beatitudini, deve rappresentare un cambiamento rivoluzionario, un vero  Sottosopra, come recita il titolo del testo adulti,  un fare le cose in maniera nuova e diversa. Come dice Matteo Truffelli nel suo libro Credenti inquieti (pag. 31), il rinnovamento è anche nel gettare le reti dall’altro lato della barca dopo aver pescato tutta la notte.

 

Tutte le coincidenze di questi anni: qualcosa di straordinario come l’allineamento dei pianeti; segni dei tempi da leggere e vivere.

1) Il Giubileo della Misericordia, aperto solennemente l’8 dicembre 2015

2) I 50 anni della chiusura del Concilio, 8 dicembre 2015

3) Il convegno di Firenze 9-13 novembre 2015

4) I 150 anni della nostra associazione da celebrare nell’anno 2017

5) Il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, come ha detto Giuseppina Paterniti all’ultimo   Convegno dei presidenti e assistenti il 9 settembre scorso. E’  una stagione di speranza e responsabilità, e siamo fortunati a viverla e a partecipare (Matteo Truffelli, Credenti inquieti pag.15 e 16)

Anni di crisi ma anche di grandi opportunità: se abbiamo raggiunto il punto più basso da lì si può solo risalire. Come recita il salmo 30, versetto 4: “Mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba. Il problema è che a volte noi nelle situazioni di disagio e di rassegnazione ci stiamo proprio bene, a crogiolarci nella nostra immobilità.

 

La Chiesa di papa Francesco, l’Evangelii Gaudium e i suoi quattro principi:

  1.  la realtà è più importante dell’idea
  2.  il tempo è superiore allo spazio
  3.  il tutto è superiore alla parte
  4.  l’unità prevale sul conflitto

L’Azione Cattolica e l’EG: i convegni delle presidenze si sono già occupati di tre dei binomi su elencati, con una leggera modifica dei verbi che messi nell’ordine cronologico con cui i convegni si sono svolti, sottolineano con più incisività  una visione di speranza, positiva e gioiosa.

La realtà sorprende

il tutto abbraccia

il tempo libera

L’Azione Cattolica e papa Francesco (3 maggio 2014): il mandato e i nostri pilastri

Rimanere: l’interiorità, l’aderenza a Cristo, la familiarità con la Parola di Dio. Si torna alla radice del titolo. Se siamo radicati in Cristo è la radice che porta te. Prendiamoci gusto e nutriamoci un po’ di più. Cfr Geremia 15,16: “Quando le tue parole mi vennero incontro io le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore, perché io portavo il tuo nome, Signore Dio degli eserciti.” La familiarità con la Parola di Dio deve essere lo stimolo per il discernimento che necessariamente dobbiamo fare.

Andare: la missionarietà. Il Signore non ha detto ai suoi discepoli andate in questo o quel luogo preciso. Ha detto semplicemente “andate”.

Gioire: la sinodalità. E’ la bellezza del riscoprirsi popolo che cammina insieme.

I nostri beati e la vita alla luce delle Beatitudini. Piergiorgio Frassati è stato definito nel 1977 dal futuro  papa san Giovanni Paolo II l’uomo delle otto beatitudini. Un esempio per tutti noi e uno straordinario segno di unitarietà associativa: gli adulti quest’anno guarderanno a un giovane per farsi guidare nel loro cammino formativo.

 

I PUNTI UNO PER UNO

a) La nostra realtà, il nostro territorio. Questo implica conoscenza vera dei luoghi che abitiamo, corresponsabilità e partecipazione alla vita delle persone che stanno attorno a noi. Conoscere la nostra realtà vuol dire rispondere a domande vere, non a domande che non ci sono. Ciò richiede, lo sottolineiamo ancora una volta, la responsabilità del discernimento per scegliere l’essenziale. Uno slogan caro a Franco Miano sottolinea “il primato della vita”. L’Ac vuole andare incontro ad ogni uomo là dove egli vive. Abbiamo cominciato già quest’estate a guardarci intorno: andiamo sempre più in profondità. Attenzione però a non lasciarsi risucchiare dallo scoraggiamento e dalla rassegnazione, da frasi tipo: “Purtroppo la realtà è questa”. E invece ci sono più sorprese di quanto possiamo immaginare. E le sorprese più belle vengono da parte di Dio, che fa sempre il primo passo per avvicinarsi ad ogni uomo.

b) Prendiamoci del tempo. Il binomio tempo-spazio è fondamentale nel ragionamento di papa Francesco, che più volte lo ricorda in ogni suo discorso o scritto. Già negli orientamenti triennali, nell’icona biblica del seminatore il nostro compianto mons. Mansueto sottolineava l’unico impegno che ci compete, che è quello di seminare senza guardare tempo e stagione: i tempi del raccolto potranno essere più o meno lunghi e potrebbero toccare ad altri. Questo non deve scoraggiarci o farci desistere.

L’altra riflessione sullo spazio-tempo ci viene suggerita dall’evento straordinario della Risurrezione, che ha spezzato la circolarità che ci teneva prigionieri e ha aperto per noi la prospettiva dell’eternità. Il nostro ruolo all’interno di questa prospettiva. Liberare il tempo significa per noi innescare processi e prenderci cura di essi perché vadano avanti.

c) Il poliedro e la sfera. La diversità e l’omologazione. La superficie uniforme e le mille sfaccettature. Il poliedro lo tocchi, lo giri e a ogni faccia c’è una sorpresa nuova.

Tutta una serie di abbracci: dell’associazione alle comunità parrocchiali; delle parrocchie tra loro; delle associazioni e movimenti tra loro; della Chiesa alle sue varie componenti e viceversa; della Chiesa alla società civile e viceversa. Siamo capaci e preparati per occuparci, come è nostro compito di cittadini credenti, della società in cui viviamo?

Abbracciamo noi per primi per sentirci a nostra volta abbracciati.

Un aspetto importante di questo ambito è la pietà popolare: il popolo di Dio è molto più ampio dei piccoli gruppi che frequentano le nostre Chiese; la maggior parte di quelli che si dicono credenti sono fuori. Ritorna il tema della inculturazione della Fede. C’è un grande spazio di iniziativa nel campo delle feste popolari così frequenti e sentite nel nostro territorio: prendiamocene cura. Gli orientamenti pastorali diocesani per il nuovo anno aprono prospettive in questa direzione.

d) Le alleanze. Uno sguardo all’esterno e uno all’interno. Risolvere eventuali conflitti per crescere nell’unità. Allargare i propri confini e mettere a disposizione della crescita comunitaria idee, competenze, capacità senza gelosie e senza custodire e coltivare in segreto il proprio orticello: lavorare insieme è per la crescita di tutti. E non soltanto all’interno della Chiesa, dei problemi da sagrestia: dobbiamo uscire fuori nelle piazze, perché occuparsi del territorio vuol dire vita civile, partecipazione, politica, economia, cura del creato, rispetto per l’ambiente … insomma, vita delle persone. Guardiamo fuori dall’associazione, alla vita civile e lasciamoci guardare da fuori, magari per essere d’esempio. Mettiamoci d’impegno per individuare gli obiettivi, le fratture da sanare e le alleanze e i legami virtuosi da stringere, su più fronti:

interni alle nostre associazioni parrocchiali e comunità parrocchiali;

esterni tra gruppi, associazioni e parrocchie dello stesso territorio;

con le  comunità e le amministrazioni locali per rifare, da credenti inquieti, il tessuto sociale dei nostri territori.

 

METTIAMOCI LA FACCIA

Il nostro impegno in prima persona: siamo consapevoli che la nostra mancanza di partecipazione crea un vuoto;

che il nostro servizio in Ac è del tutto gratuito: possiamo solo restituire in parte quello che abbiamo ricevuto;

che i nostri percorsi formativi devono essere calati nelle nostre realtà e accompagnati da gesti concreti;

che la voglia di fare si deve necessariamente confrontare con le forze disponibili, per questo bisogna scegliere l’essenziale.

La richiesta dal Centro nazionale di conoscere quello che abbiamo elaborato ci chiama a impegni concreti: ogni associazione scelga le priorità su cui intende concentrarsi. Il  “Ci impegniamo a” con relativa foto  non è calato dall’alto: è la nostra partecipazione alla vita di tutta l’associazione italiana e il nostro contributo all’assemblea nazionale. Facciamo circolare le nostre idee, mettiamo in comune speranze e fatiche. Così il cammino diventa unitario.

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(A Cura di Annamaria Cutuli)

 

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