Il grido dell’uomo

“Dal profondo a te grido, o Signore. Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera.” (Salmo 129)

L’uomo di tutti i temi, e in particolare l’uomo contemporaneo, ha bisogno di essere ascoltato e consolato.

Ha un disperato bisogno di risurrezione, ma non sa più che deve chiederla a colui che la morte l’ha già sconfitta per sempre. Per questo grida, e gli sembra che nessuno risponda.

Da quale profondità sale il grido dell’uomo? E’ un luogo geografico, un crepaccio o un abisso ripido e scosceso dal quale non sa più risalire? Oppure è un vuoto che si ritrova all’interno del cuore, una solitudine che lo avvolge, una incapacità di reagire alle difficoltà che gli toglie speranza e voglia di combattere?

Eppure basterebbe poco, soltanto un piccolo cambio di prospettiva per rimettere tutto a posto. C’è una pianta, il papiro, che per essere riprodotta deve essere interrata al contrario: le foglie in terra e il gambo in su. Da questo capovolgimento nascerà una nuova pianta.

E allora, uomo, prova a guardare le cose in maniera diversa: smetti di piangerti addosso, di stare rintanato comodamente in fondo alla tua sofferenza. Il tuo cuore è fatto per andare verso l’alto; la speranza deve sospingerti incontro all’unico che può guarire tutti i tuoi mali.

Solo così potrai cantare, con il salmo 29:  “Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato: hai cambiato la mia tristezza in una danza per me. Hai sciolto il mio saio e mi hai cinto d’allegria.”

Sia questo l’augurio più vero per la Pasqua ormai imminente.

Anna Maria Cutuli

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