Le radici culturali del femminicidio

Ha visto una partecipazione larga e significativa, superiore ad ogni previsione,  l’iniziativa promossa dal Gruppo di Acireale  del  Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale sul tema Le radici culturali del femminicidio; si è trattato del primo appuntamento di un ciclo dal titolo Domande sull’uomo. I laboratori del MEIC. L’incontro si è svolto martedì 26 novembre 2013 nell’Aula Magna del Liceo Scientifico Archimede  di Acireale: dopo l’introduzione di Santo Toscano e Maria Pia Fontana hanno presentato le loro riflessioni la prof.ssa Luisa Mirone, docente del Liceo Scientifico e la dott.ssa Marisa Scavo, magistrato della Procura della Repubblica di Catania impegnato sul fronte della repressione dei reati connessi alla violenza di genere. Sono intervenuti poi don Vittorio Rocca, docente di Teologia Morale, Antonino Salerno, psichiatra,  suor Rosalba La Pegna della Comunità “Madonna della Tenda di Cristo” e Cristina Torrisi, giornalista e scrittrice. Tutti i contributi hanno colto dimensioni importanti del problema disegnando un mosaico complessivo che insiste su un forte investimento educativo che ha ormai i caratteri dell’urgenza. Dobbiamo lentamente riscrivere, afferma la filosofa Michela Marzano, la grammatica delle relazioni affettive distinguendo l’amore da ciò che non lo è assolutamente, da forme possessive più o meno mascherate.

Il pubblico presente, intorno a 250 persone, andava sicuramente al di là della platea ordinaria degli incontri del Movimento; c’è stata anche la presenza di molti giovani provenienti soprattutto dai tre licei di Acireale e questo è un dato positivo di indubbio interesse. Lo stile e la forma dell’incontro dovranno essere sicuramente ripresi per allargare il respiro e gli orizzonti del Movimento: molte persone chiedono occasioni non banali  di confronto e di dialogo.

   Uomini che non odiano le donne titolava qualche giorno fa un noto quotidiano nazionale un suo inserto culturale sul tema del femminicidio in preparazione alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne che è stata celebrata il 25 novembre. Più di centoventi femminicidi dall’inizio dell’anno in Italia hanno dato al problema i tratti di una drammatica attualità dalla quale i credenti insieme a tutti gli uomini di buona volontà si sentono particolarmente interpellati. La comunità dei cristiani, ricorda il Concilio in quella mirabile sintesi rappresentata dal proemio della costituzione Gaudium et spes, si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.  Per questo le domande delle donne e degli uomini di questo momento storico complicato e meraviglioso insieme non possono assolutamente lasciarci indifferenti. Il  tema è stato affrontato con umiltà e  con la volontà di capire e di prendersi cura ( un motivo ricorrente nella predicazione di papa Francesco) in modo da favorire una crescita di umanità a tutti i livelli.

La sensibilità e l’impegno dei credenti per tutto ciò che riguarda  le relazioni umane e il futuro del mondo non nasce da un  generico filantropismo, ma ha  una profonda ragione teologica e dottrinale: essi sono infatti i figli della logica dell’incarnazione che regge tutto l’annuncio della buona notizia cristiana e che deve essere centro e fondamento di quella che da alcuni decenni è chiamata la nuova evangelizzazione. I cristiani infatti non sono  chiamati ad essere i dirimpettai del mondo, non devono guardare il mondo dall’esterno, se così può dirsi, chiusi in una loro arroccata separatezza.  Il rapporto dei cristiani con la storia deve sempre ispirarsi a tre parole chiave dal significato profondo: passione, tenerezza, intelligenza; sono esse che motivano l’ impegno del Movimento,  sono esse che permettono di aprire gli orizzonti e di prendere il largo.

   Santo Toscano

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