Relazione conclusiva del presidente diocesano Anna Maria Cutuli

INTRODUZIONE

   Inizia un nuovo triennio. Tempo di bilanci e di progetti per il futuro. L’assemblea che oggi celebriamo è un momento tra i più significativi della vita associativa, soprattutto in questo anno 150° dalla fondazione. Per prima cosa quindi volgiamo indietro il nostro sguardo, non per ritrovarci nostalgicamente a rimpiangere tempi passati, ma per rivivere la nostra bella storia, rinsaldare le nostre radici e trovare nuova linfa per continuare il cammino. Ci fanno da guida  tanti testimoni associativi che ci hanno preceduto e ci hanno dato l’esempio di un servizio gioioso e disinteressato: i nostri Santi e Beati che ci sono maestri in quella scuola di Santità che è l’Azione cattolica; i soci preparati e  generosi che nel corso degli anni hanno servito l’associazione assumendo su di sé il ruolo difficile e impegnativo di presidenti nazionali; i nostri presidenti diocesani, Camilla e Carmelo che ci guardano dal cielo e gli altri miei predecessori, guide competenti e  testimoni appassionati ai quali va il grazie di tutti. La consapevolezza di una storia lunga e articolata deve confermarci nel proposito di vivere sempre più e meglio l’adesione ad una associazione che ha ancora molto da dire e da dare, nonostante le difficoltà, alla comunità ecclesiale e al nostro Paese in questo tempo complicato e difficile che viviamo. Risuonano ancora nel nostro animo le consegne fatte all’Azione cattolica da papa Francesco nell’indimenticabile incontro del 3 maggio 2014: ascolteremo ancora il suo alto magistero nell’incontro previsto per il prossimo 29 aprile in occasione del giubileo associativo.

 

UNA BREVE VERIFICA

 

La verifica del cammino fatto è il primo passo in avanti del nuovo triennio e allora da qui cominciamo, tenendo presenti innanzitutto le luci, per prendere coraggio e valorizzare le tante cose belle che abbiamo vissuto insieme e successivamente le ombre, per correggere gli errori e servire la chiesa e il mondo con impegno intelligente e generoso.

   Le luci. La continuità dei percorsi avviati nei momenti di formazione per responsabili, soprattutto giovani, giovanissimi ed educatori Acr, ha fatto notevoli passi in avanti, per cui si può contare su persone che seguono itinerari formativi sempre più approfonditi e che diventano un gruppo sempre più affiatato. Tra le esperienze positive ci sono anche i passi avanti fatti nella costruzione di percorsi intersettoriali che hanno visti impegnati soprattutto gli adulti e l’Acr: pensiamo alle Feste della Pace degli ultimi due anni, alla Festa degli Incontri e al progetto Ti racconto la mia Ac; come pure la Festa di Primavera dell’anno scorso che ha visto l’impegno comune di giovani e Acr; esperienze da ripetere e da curare sempre meglio. Particolarmente interessanti e gradite sono risultate le giornate di agosto, una all’inizio del triennio vissuta insieme al nostro Vescovo (penso che potrebbe diventare un appuntamento fisso) e quella dell’estate appena trascorsa, che ci ha visti immersi nella splendida  pineta di Linguaglossa e che qualcuno dei partecipanti ha chiamato di “meditazione itinerante” sui temi trattati da papa Francesco nella Laudato si’.

Ancora è positiva la crescita dei rapporti personali, quelli che chiamiamo buone relazioni, e l’amicizia coi presidenti parrocchiali. Dovunque siamo andati, in ogni parrocchia visitata, abbiamo trovato un clima di famiglia, un’accoglienza cordiale e festosa che ci ha fatti sentire veramente a casa. Voglio qui ringraziare tutti i presidenti con i quali ho avuto l’onore di condividere anche solo qualche ora di tempo per raccontare esperienze, confermare propositi, sognare grandi progetti. A volte anche solo i colloqui telefonici sono stati fonte di ricchezza reciproca, incoraggiamento e consolazione. Un’altra occasione di crescita è data da alcune esperienze di interparrocchialità che cominciano a germogliare in alcune zone ma che devono espandersi sempre più fino a diventare buone prassi consolidate in tutti i campi. Altre indicazioni di percorso emergeranno nel corso di questa relazione.

 

Le ombre. Alla categoria delle ombre appartengono la difficoltà a capire e vivere autenticamente l’unitarietà, e la tentazione della chiusura tra settori, sia a livello diocesano che parrocchiale. Smettiamo di creare steccati per chiuderci nel nostro orticello magari ben coltivato, dove ci sentiamo protetti e al sicuro, mettiamo in gioco progetti e iniziative senza timore che qualcuno ce li rubi e li realizzi senza di noi o meglio di noi. Non stiamo facendo una gara a chi è più bravo e più capace, stiamo cercando di camminare insieme in armonia. Mettiamo da parte invidiuzze e gelosie e seguiamo il consiglio di san Paolo nella lettera ai Romani al capitolo 12, versetti 10 e 16: “gareggiate nello stimarvi a vicenda” e ancora “abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili. Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi”.

Il concetto del “prendersi cura” deve essere la nostra parola d’ordine: non ci sono cose da adulti, o cose da giovani o da Acr, gli adulti hanno il dovere di occuparsi dei più piccoli e di essere per loro testimoni in ogni campo della vita quotidiana; devono guardare alla crescita anche affettiva dei giovani e accompagnarli e sostenerli quando cercano di affacciarsi pur tra mille difficoltà nel mondo del lavoro o provano a formarsi una famiglia. I giovani devono avere maggiore attenzione al mondo della scuola, loro ambiente privilegiato e cercare il dialogo e la collaborazione con insegnanti sensibili al loro ruolo di educatori. In questo senso va curata meglio la pastorale d’ambiente. Lo stesso si può dire per il Movimento lavoratori, che ha bisogno di entrare in maniera più incisiva nella nostra mentalità associativa: parlare del lavoro compete all’Acr, perché i genitori dei nostri bambini vivono quella realtà; compete ai giovani che per la prima volta vi si affacciano; compete agli adulti che spesso vivono sulla loro pelle tante difficoltà e preoccupazioni.

L’unitarietà si costruisce con fatica, giorno per giorno, rinunciando a qualcosa di sé per far posto agli altri. Evitiamo allora di proteggere e difendere con le unghie e con i denti il piccolo cabotaggio che ci aiuta a sopravvivere e smettiamo di mettere sottoterra l’unico talento che ci è stato affidato. Il Papa, nel suo discorso alla Chiesa italiana riunita in convegno a Firenze, ribadisce l’importanza del lavorare insieme: “Il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti non da soli, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà”. Il metodo di lavoro è quello del confrontarsi mescolandosi, ma il risultato vale lo sforzo: la costruzione di qualcosa che è un valore condiviso dentro e fuori l’associazione.

È emersa una certa difficoltà a vivere la dimensione diocesana dell’associazione, ma a questo argomento dedicheremo una riflessione più avanti. Purtroppo alcuni progetti non sono giunti a conclusione, come l’attenzione alla fascia d’età dei giovani adulti, che sicuramente il nuovo Consiglio riprenderà con più vigore e la cura delle parrocchie con difficoltà e che richiedono un’attenzione speciale e continuata nel tempo. Un pensiero va qui alle associazioni che in maniera certo sofferta hanno deciso di chiudere i battenti sopraffatte dallo scoraggiamento: non siamo stati capaci di star loro vicini come meritavano e sentiamo tutto il peso della loro assenza.  Bisognerà in questo senso riprendere e calibrare meglio gli interventi di tutoraggio. Per questo compito confidiamo anche nell’aiuto delle associazioni che ricadono nello stesso territorio, così come richiesto dall’Instrumentum laboris inviato dal Centro nazionale. Ancora, non è andato a buon fine il progettato campo estivo unitario per la realizzazione del quale tante energie avevamo messo in campo. Ma diamo tempo al tempo: tante idee e tante strade interrotte dopo i primi passi sono ancora là che aspettano di essere percorse con più decisione e più coraggio.

 

QUATTRO POLMONI

 

Sappiamo che l’organismo umano ha bisogno di aria per poter introdurre in sé gli elementi indispensabili alla sua vita e per questo è dotato di polmoni. La nostra associazione, per poter vivere e svilupparsi al meglio, di polmoni ne ha quattro, e tutti devono funzionare contemporaneamente a pieno regime, pena un respiro asfittico.

 

Nazionale

Dobbiamo avere piena consapevolezza della nostra appartenenza a una associazione diffusa largamente su tutto il territorio nazionale (e lasciatemi ricordare l’espansione ancora più ampia del FIAC, che vede la partecipazione di moltissimi paesi del mondo, alcuni in territori martoriati da guerre e divisione come la Terra Santa). La conoscenza del nostro Statuto è il primo passo indispensabile per acquisire tale consapevolezza. E ovviamente anche la dimestichezza con tutti i materiali formativi che ogni anno puntuali ci arrivano per accompagnarci nei nostri cammini spirituali e formativi: grazie a chi, da più parti d’Italia, è già al lavoro per i testi del prossimo anno.

Dal Centro nazionale noi abbiamo molto ricevuto in questo triennio e ricordiamo con affetto e gratitudine i tanti ospiti che sono venuti a trovarci per offrirci motivi di riflessione e di crescita: l’assistente nazionale mons. Mansueto Bianchi, del quale non dimenticheremo mai il sorriso aperto e franco; don Emilio Centomo, assistente del settore Adulti e del Movimento Lavoratori, al quale abbiamo fatto conoscere, lui grande esperto delle montagne del nord, la nostra bella Etna; Claudia D’Antoni dell’ufficio nazionale Acr; il nostro presidente Matteo Truffelli che è stato con noi lo scorso ottobre per l’assemblea di inizio anno e ci ha indicato interessanti prospettive di cammino. Grazie a tutti loro e anche a Stefano e Rita che ieri sera ci hanno portato il saluto della Presidenza nazionale, grazie a Raffaele, che ha appena lasciato la presidenza dell’Azione cattolica di Siracusa, amico, maestro e compagno di cammino, che oggi presiede la nostra assemblea. Respiriamo col polmone nazionale anche quando partecipiamo alle varie iniziative proposte: convegni delle presidenze, moduli formativi, campi di formazione per responsabili e per assistenti.  Finalizzata al respiro nazionale è anche la dimensione regionale: abbiamo sempre partecipato alle iniziative proposte, tra le quali spicca la giornata di Agrigento con la presenza della Presidenza nazionale.

 

Diocesano

Il livello diocesano dell’associazione è fondamentale e la sua espressione più significativa è il Consiglio diocesano al quale, insieme alla Presidenza, va il mio ringraziamento per il contributo offerto alla vita associativa. Il polmone diocesano è forse quello che ha più bisogno di espandersi e di svilupparsi. La dimensione associativa diocesana è il luogo dove mettiamo in comune esperienze e difficoltà, dove far circolare la ricchezza di idee provenienti dalle nostre associazioni territoriali di base e suscitare un sano spirito di emulazione a fare sempre più e sempre meglio. Appartengono a questa dimensione i contatti avviati in tante parrocchie per una diffusione più capillare dell’associazione sul territorio diocesano, come pure le esperienze di collaborazione tra parrocchie   già consolidate in alcune zone e in via di attuazione in altre. Il nostro desiderio è quello di allargarci, non per occupare spazi, ma perché siamo consapevoli che una adesione motivata e convinta all’Azione cattolica aiuta le nostre comunità a crescere, ad essere più accoglienti, a portare a tutti l’annuncio del Cristo Risorto; ad occuparsi delle “cose del mondo” con serietà e competenza.

 

Parrocchiale

La vita nelle parrocchie costituisce il livello fondamentale ed insostituibile della nostra testimonianza associativa per il servizio alla Chiesa. Nelle nostre parrocchie c’è un fiorire di attività, un’attenzione alla vita delle persone e ai temi dell’attualità sviluppati e approfonditi in vari modi. Ogni giorno abbiamo notizia delle tante iniziative realizzate dalle nostre associazioni territoriali di base con fantasia, competenza, impegno, gioia e attenzione al territorio. È là che si impara sul campo il servizio, il dono di sé, la cura dei legami, la corresponsabilità. La presenza dell’Ac in una comunità parrocchiale deve essere il segno di uno stile laicale al servizio della Chiesa presente in quel territorio, qui e ora. Facciamo in modo allora di essere “utili” alle nostre parrocchie, di essere quella marcia in più che favorisca la fioritura di comunità sempre più aperte e vivaci.

 

 

Ecclesiale

Il respiro lungo dell’associazione sul territorio è caratterizzato dal legame profondo con la Chiesa diocesana, alle cui indicazioni pastorali “La gioia di annunciare il Vangelo” vogliamo conformare il nostro impegno. Grazie al nostro Pastore, il Vescovo Antonino, che ci onora della sua amicizia, che segue e indirizza i nostri passi, che ci è guida sapiente e illuminata Il rapporto con i sacerdoti assistenti per noi è e deve essere un privilegio di cui sentirci onorati. Grazie ai nostri assistenti diocesani, don Vittorio, don Giuseppe, don Salvatore e don Mario che condividono e sostengono il cammino formativo e missionario della nostra associazione. Educhiamoci alla corresponsabilità intelligente, condividendo le preoccupazioni e progettando insieme le aperture necessarie al rinnovamento della Chiesa. Educhiamoci ad aver cura dei nostri sacerdoti, come dice Matteo Truffelli in una recente intervista ad Avvenire: “Come laici, avvertiamo una forte responsabilità nei loro confronti. Vorremo essere sempre di reciproco sostegno, compagni di vita fraterna”. Un pensiero particolare va al nostro Seminario e ai nostri giovani che si preparano al Sacerdozio. Con loro abbiamo condiviso iniziative bellissime e arricchenti, sia nelle parrocchie, sia in diocesi: come dimenticare le partite di calcio di “Una rete per la Caritas”, che hanno visto le nostre squadre opporsi con alterne vicende, ma sempre con l’intento di realizzare concreti progetti caritativi? Particolarmente significativa è stata la partecipazione di alcuni seminaristi ai campi nazionali dell’Azione cattolica appositamente pensati per loro. Ci proponiamo di camminare ancora insieme, per approfondire e maturare la nostra vocazione ognuno con la sua chiamata specifica ma tutti per la crescita del Regno.

 

CONCLUSIONE

 

Avanti spediti allora, e abbiamo coraggio, come ci ha chiesto il Vescovo consegnando le nomine ai nuovi presidenti parrocchiali. Seguiamo i consigli di papa Francesco nella Evangelli Gaudium e rifuggiamo dalla tentazione del pessimismo sterile. Ecco alcune indicazioni che possono aiutarci nel cammino associativo:

– non lasciamoci paralizzare dalla sfiducia. È vietato dire “non ce la farò mai”. Siamo piccoli, fragili, inadeguati, ma guai a perdere la Speranza.

– ricordiamoci che nulla si perde di quello che facciamo o proviamo a fare: ogni esperienza è preziosa, anche piccola o incompleta.

–  riconosciamo i nostri limiti, accettiamoli ma cerchiamo di superarli. Abbandoniamoci al disegno di Dio, senza opporre resistenza e senza accampare scuse.

– rispondiamo con slancio alla nostra vocazione, mettiamoci al servizio per la crescita del Regno e annunciamo al mondo non le nostre parole ma la Parola che Dio metterà sulle nostre labbra. Coltiviamo la logica del servizio, l’unica che conta nella realtà ecclesiale e non solo.

– continuiamo a coltivare i sogni e il desiderio ardente di realizzarli. Per questo mi piace concludere con una frase di don Tonino Bello: “Se vi dicono che afferrate le nuvole, che battete l’aria, che non siete pratici, prendetelo come un complimento. Non fate riduzioni sui sogni. Non praticate sconti sull’utopia. Se dentro vi canta un grande amore per Gesù Cristo e vi date da fare per vivere il Vangelo, la gente si chiederà: ma cosa si cela negli occhi così pieni di stupore di costoro?”

 

Anna Maria Cutuli

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